Efficacia delle protesi acustiche moderne

Limiti attuali e prospettive future delle tecnologie a disposizione

Se si volesse cercare una risposta tra i dati statistici e i test sperimentali la risposta sarebbe controversa: solo un quarto della popolazione ipoacusica fa uso di apparecchi acustici, nonostante da anni la loro efficacia sia convalidata da test obiettivi.

La motivazione più frequente fornita da chi rinuncia al loro utilizzo riguarda i limiti nella comprensione dell’ascolto della voce, soprattutto in condizioni di rumore ambientale.

Nonostante gli algoritmi di codificazione del linguaggio (come il NAL – NL1 e il DSL 5.0) e il potere computazionale dei microprocessori moderni abbiano fatto progressi impensabili fino pochi anni fa, si è ancora lontani dall’ottenere un udito simile a quello naturale.

Ci sono ancora tre grossi ostacoli che se superati porterebbero la tecnologia in questione su tutto un altro livello di accettazione: ● L’inesorabile calo dell’udito che compromette la capacità di comprensione di ciò che si sente.

È un fenomeno che per l’ipoacusico riguarda tutte le forme sonore ma che viene percepito precocemente e in modo più marcato per l’ascolto della voce.

L’entità del calo è generalmente proporzionata alla perdita di udito e indipendente dalla presenza di rumori inquinanti di sottofondo. Ad oggi recuperare totalmente questa capacità per un soggetto ipoacusico medio o grave è impossibile.

La compressione del suono deve essere bilanciata nel rispetto dei livelli di volume sonoro e distorsione che altrimenti non farebbero che peggiorare la qualità del segnale.

In questo frangente una soluzione parziale può essere la regolazione dell’apparecchio acustico fatta su misura per ogni soggetto, ad opera di un audioprotesista che sappia interpretare correttamente il SII (test di intelligibilità del parlato) o l’AI (indice di articolazione) che quantificano in termini assoluti e percentuali l’udibilità recuperata grazie ai supporti protesici discriminando le caratteristiche personali dell’udito di ogni individuo.

● Gli alti livelli di presentazione del segnale acustico. Può succedere che una volta amplificata dall’apparecchio, l’intensità percepita risulti addirittura più alta di quanto lo sarebbe fisiologicamente.

In questi casi i soggetti riferiscono disagi dovuti a: o volume eccessivo: aumentando il volume al di sopra dei 69 dB si registra un progressivo calo della comprensione del parlato, nonostante l’udibilità rimanga invariata mantenendo costante il rapporto segnale-rumore (SNR); o distorsione del suono: alti livelli di amplificazione sporcano il segnale rendendolo intuitivamente meno interpretabile.

● Problemi del sistema nervoso centrale, acustici e generale. Un’ulteriore difficoltà per l’audioprotesista e i progettisti degli apparecchi acustici è data da deficit generali come il deterioramento delle capacità cognitive (attenzione, concentrazione, memoria, etc.) e deficit di funzioni specifiche del cervello come la capacità di risoluzione di frequenza (sensibilmente diminuita nelle ipoacusie gravi) o l’ elaborazione temporale del suono (capacità che fisiologicamente si deteriora col tempo) che abbassano ulteriormente la comprensione della voce.

Ognuno di questi tre elementi è sinergico agli altri nel determinare il gap uditivo. Sui primi due si può agire, però entro certi limiti perché, come spiegato prima, un aumento del volume oltre una determinata soglia può in alcuni casi peggiorare la comprensibilità del parlato.

In molti casi questo problema si risolve lavorando “in vivo” sull’apparecchio indossato seguendo le precise indicazioni del protesizzato riguardo a comprensione intelligibile del parlato, livello di ascolto confortevole e qualità del suono limpida.

Infine, le speranze per ulteriori miglioramenti sono state date da nuovi algoritmi di riduzione digitale del rumore (DNR) che riducono il carico cognitivo e facilitano l’ascolto laddove altri approcci volti al miglioramento funzionale della protesi falliscono.

La ricerca biotecnologica spinge perché in futuro gli attuali limiti possano essere superati e quello su cui si punta attualmente sono processori più potenti e algoritmi di elaborazione del segnale più efficaci, in grado di filtrare sempre meglio il segnale dai rumori di fondo, recuperare la direzionalità venuta meno e le bande di frequenza perse.

Starkey Italia

https://www.starkey.it/migliora-il-tuo-udito/prevenzione-danni-udito

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