Cellule staminali ematopoietiche, caso Stamina

In questi ultimi mesi spesso si è sentito parlare del caso Stamina, una pagina non certo esaltante, un progetto nato senza alcun tipo di presupposto scientifico, basato su semplici ipotesi e senza una sperimentazione clinica con risultati reali sulla sua utilità, non dobbiamo però dimenticare l’importanza delle staminali.

cellule staminali ematopoietiche, cura lesioni celebraliStamina è la deriva di un progetto di ricerca invece molto serio, le staminali sono studiate da molto tempo, tramite test applicati in laboratori estremamente rigorosi, in alcuni casi il loro utilizzo su pazienti con determinate patologie, ha dato risultati molto importanti, oggi le staminali sono in grado di curare numerose patologie.

Cellule staminali ematopoietiche, lesioni celebrali

Attualmente esistono protocolli medici molto rigorosi basati sulla cura delle staminali, questi consentono di curare alcune patologie molto serie, parliamo di tumori come leucemia e linfomi, queste le strade già tracciate e attendibili, esistono poi alcune sperimentazioni relative alle staminali che potrebbero aprire altre strade.

Un problema sul quale la medicina sta sperimentando le staminali è quello legato alle lesioni celebrali, casi in cui in seguito a ictus o paralisi celebrale infantile, il soggetto perde alcune capacità di base che lo rendono poco autonomo, buone notizie arrivano dagli Stati Uniti, precisamene dalla Duke University.

Cellule staminali ematopoietiche, paralisi celebrale infantile

La paralisi celebrale infantile è una lesione di alcune aree del cervello che si manifesta nei primi anni di vita, in modo particolare nel terzo anno, alterazioni nello sviluppo del cervello e perdita di tessuto celebrale, creano nel soggetto lesioni permanenti, lo sviluppo cognitivo e celebrale risulta compromesso.

L’utilizzo di staminali autologhe, provenienti dal loro stesso cordone ombelicale, sembra dare dei risultati incoraggianti, in particolare su una bambina italiana al quale sono state somministrate staminali autologhe, l’ipotesi dei medici era quella legata alla diffusione nel sangue, fino a raggiungere il cervello.

L’ipotesi degli scienziati è che la loro capacità di rigenerarsi, una volta arrivate nel cervello, potrebbe contribuire a riparare zone del cervello danneggiate, la bimba ha ricevuto una prima infusione, ne riceverà una seconda a dicembre, nonostante sia una fase sperimentale, i risultati sono incoraggianti.

Un miglioramento cognitivo generalizzato, un recupero della capacità di movimento e recupero parziale della capacità di linguaggio.

 

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