Raccolta cellule staminali: autocurarsi!

Raccolta cellule staminali trapianto autologo

Si parla con molta frequenza di quanto siano dannose le terapie tradizionali che si basano sulla somministrazione nel soggetto di chemioterapia-radioterapia. La raccolta di cellule staminali invece può essere una risposta efficace alla cura di determinate patologie.

Cerchiamo ora di capire meglio cosa accade quando un paziente viene esposto a cicli frequenti di chemioterapia e radioterapia. Alcune neoplasie sono effettivamente sensibili a elevati dosaggi di chemioterapia. Tuttavia bisogna anche tenere in considerazione gli effetti collaterali a cui si va incontro.

Il problema principale di queste terapie è il grado di elevata tossicità a livello midollare. In pratica assicurano un buon controllo sulla malattia ma presentano un livello di tossicità molto alto per il midollo.

Trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche la soluzione.

Per evitare quindi la distruzione del midollo osseo o il rischio che venga seriamente compromesso, si può coniugare una terapia con chemioterapia e radioterapia con la reinfusione di staminali ematopoietiche nel paziente.

Sono ovviamente state precedentemente conservate e vengono reimmesse nel medesimo paziente dal quale vengono prelevate.

Il paziente diventa nello stesso tempo un donatore di cellule staminali e un ricevente delle stesse. Gli effetti di questo approccio sono molto chiari: rigenerazione a tutti gli effetti del midollo osseo.

Per raccogliere le staminali ematopoietiche fino agli anni 80 si utilizzava un metodo specifico. Venivano prelevate numerose porzioni di midollo osseo, questo però richiedeva il prelievo di elevate quantità di sangue: fino a 2 litri.

Per questo motivo al paziente veniva in seguito sottoposto a 2 trasfusioni per compensare l’elevata quantità di sangue prelevato. Successivamente si è iniziato a raccogliere le staminali ematopoietiche dal sistema venoso periferico.

Raccolta cellule staminali: fattori di accrescimento!

Il limite di questo nuovo approccio nel prelievo delle staminali è legato alla quantità di cellule che si possono prelevare. Per elevarne esponenzialmente il numero si utilizzano fattori di crescita granulocitari e farmaci mobilizzanti.

In questo modo si aumenta notevolmente il numero di staminali ematopoietiche presenti nel sistema venoso periferico.

Quando le staminali ematopoietiche sono state raccolte è molto importante conservarle. Questo evita il loro deterioramento. Si sono utilizzate differenti temperature per conservare le staminali.

In alcuni specifici casi si è addirittura deciso di non congelarle, questo nei casi in cui la loro reinfusione venga fatta in un arco temporale di 96- 120 ore dal loro prelievo.

Le difese immunitarie si abbassano in maniera drastica ogni volta che il paziente viene trattato con chemioterapia e radioterapia. L’infusione delle cellule staminali che si vanno a in serire nelle cavità del midollo osseo, consente la loro differenziazione in globuli rossi, bianchi e piastrine.

Trapianto autologo di staminali: per quali patologie?

Intervenire su un paziente utilizzando la tecnica del trapianto autologo di staminali è consigliato per tutte patologie neoplastiche e tumori di origine solida.

C’e un’età nella quale non è consigliabile sottoporsi a questo trattamento?

L’età consigliata per sottoporsi a questa metodologia è mutata in funzione del miglioramento delle terapie di supporto e del minor grado di tossicità dei farmaci. Negli anni 80 si attestava sui 50 anni, oggi è possibile utilizzare questo approccio terapeutico anche su pazienti in età avanzata sui 70 anni.

Occorre chiaramente una fase preliminare di studio del paziente in cui si valutano bene eventuali controindicazioni di natura clinica che non consentono l’utilizzo di questa tecnica.

Categories: News dal Mondo,Ricerca scientifica

Tags: ,

Comments are closed