Sindrome da distress respiratorio acuto

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Quando parliamo di sindrome da distress respiratorio acuto a cosa ci stiamo riferendo? La risposta corretta è che stiamo parlando di una forma di insufficienza di natura respiratoria a livello dei polmoni. Da cosa potrebbe essere causata? Da differenti patologie, a loro volta tutte accomunate da due fattori:

  • Il primo fattore è legato all’accumulo di liquido nella zona dei polmoni;
  • Il secondo fattore è legato alla riduzione di ossigeno in quantità molto marcata nel flusso sanguigno.

Quali sono invece i sintomi che tende ad avere il paziente? Lamenta un respiro che risulta essere affannoso, si parla in tal senso di una forma di respirazione che risulta essere rapida e superficiale, sul paziente potrebbero fare la loro comparsa delle chiazze o potrebbe manifestarsi una colorazione che risulterà essere bluastra per quanto riguarda la cute. Potrebbero esserci altre problematiche? Si, potrebbero non funzionare in maniera corretta organi quali il cuore e il cervello.

Come si procede per capire quali sono i livelli di ossigeno che ha il paziente nel flusso sanguigno? Ci si avvale di un sensore che risulta essere collocato sulla punta del dito ( definito pulsissometria) o ci si avvale del prelievo di un campione di sangue da un’arteria. Unitamente a questo, il paziente verrà sottoposto ad una radiografia nella zona del torace.

Parliamo in tal senso di un’emergenza di natura medica? Si, potrebbe interessare pazienti che hanno magari una pneumopatia o in persone che hanno una funzionalità a livello polmonare che risulta essere nella norma. Possiamo parlare di una forma univoca oppure al contrario ne esistono forme differenti? In realtà abbiamo forme diverse, vediamole insieme:

  • Da questo punto di vista potrebbe esserci una forma definita lieve;
  • Da questo punto di vista potrebbe esserci una forma definita moderata;
  • Da questo punto di vista potrebbe esserci una forma definita grave.

Come si procede a determinarne l’entità? Si confronta la quantità di ossigeno presente nel sangue con la quantità che dovrà essere somministrata.

Parliamo di cause

Quali sono le cause che possono portare a questa problematica? Potrebbe essere legata ad un processo infettivo piuttosto serio definito sepsi, potrebbe essere collegata ad una polmonite. Possiamo parlare di ulteriori cause? Vediamole insieme:

  • Per prima cosa potrebbe essere legata a del contenuto di natura gastrica con la caratteristica di essere acido inalato nella zona dei polmoni;
  • Potrebbe essere legato alla presenza di ustioni;
  • Potrebbe essere legata a complicazioni collegate alla gravidanza quali la preeclampsia, un processo infettivo che interessa i tessuti legati all’utero;
  • Potrebbe essere legata ad un processo traumatico che interessa la zona toracica;
  • Potrebbe essere collegata ad un intervento al quale il paziente è stato sottoposto di bypass a livello di aorta e coronaria;
  • Potrebbe essere collegata all’annegamento;
  • Potrebbe essere collegata ad un processo infiammatorio che interessa il pancreas (definito anche pancreatite);
  • Potrebbe essere collegata al fatto che sono state inalate quantità di fumo molto grandi;
  • Potrebbe essere collegata alla presenza di traumi molto seri;
  • Potrebbe essere collegata alla polmonite;
  • Potrebbe essere collegata all’ipotensione;
  • Potrebbe essere collegata ad un’embolia polmonare;
  • Potrebbe essere collegata ad una sepsi;
  • Potrebbe essere collegata all’ictus;

Cosa succede nel momento in cui è presente del liquido nella zona degli alveoli? Tende a interferire con la capacità di trasferire l’ossigeno tramite l’inalazione di aria al sangue. Il fattore che il livello di ossigeno presente nel flusso sanguigno oltre alla presenza di proteine definite citochine, potrebbe innescare un processo di natura infiammatoria e complicazioni legate ad altri organi. Queste complicazioni potrebbero tradursi in un’insufficienza che interessa molti organi.

Sintomatologia

Qual’è la sintomatologia alla quale va incontro il paziente? Per prima cosa è bene dire che in linea generale tende a svilupparsi nell’arco di 24-48 ore successive al trauma o alla patologia che ha innescato la condizione. Nella fase iniziale il soggetto tende ad avere una respirazione che risulta essere in tal senso accelerata e generalmente si manifesta dispnea. Come agirà il medico? Si avvarrà di uno stetoscopio per arrivare a percepire l’eventuale presenza di crepitii o rumori di natura sibilante nella zona dei polmoni. Se il livello di ossigeno che ha il paziente nel flusso sanguigno dovesse essere eccessivamente basso, la cute potrebbe cambiare la propria colorazione naturale, diventando da questo punto di vista bluastra. Organi come il cervello e il cuore, potrebbero avere delle disfunzioni tali per cui il paziente potrebbe avere:

  • Aritmite di natura cardiaca;
  • Uno stato definito confusionale;
  • Potrebbe avere sonnolenza.

Approccio diagnostico

Qual’è il corretto iter diagnostico al quale potrebbe essere sottoposto il paziente? La risposta corretta è per prima cosa si procede a misurare i livelli di ossigeno presenti nel sangue. Per fare questo ci si può avvalere di un sensore che verrà in tal senso posizionato sul dito o su un lobo dell’orecchio, viene definito anche pulsossimetria. Ci sono altre metodologie efficaci in tal senso per determinare il livello di ossigeno e quello relativo all’andride carbonica? Si, prelevando un campione di sangue proveniente da un’arteria.

Se invece il paziente dovesse essere sottoposto a una radiografia nella zona del torace, questo consente di verificare quale sia il livello di liquido negli spazi che invece dovrebbero essere pieni di aria. Se si deve determinare con certezza se la problematica può essere causata da un’insufficienza di natura cardiaca, potrebbe risultare utile se non indispensabile,  sottoporre il paziente ad altri esami.

Parliamo di prognosi

Qual’è la prognosi per pazienti affetti da sindrome da distress respiratorio acuto? In tal senso è bene per prima cosa sapere che se non si interviene in maniera tempestiva, purtroppo molti pazienti tendono a non sopravvivere. Se invece si interviene in maniera pronta e veloce, la percentuale di sopravvivenza ad una problematica del genere può essere elevata. Se si tratta di pazienti che per la gravità della casistica espressa, devono essere sottoposti a ventilazione polmonare, possono sviluppare un rischio maggiore di avere una cicatrizzazione a livello di polmoni.

Approccio terapeutico

Come si interviene in concreto in pazienti che hanno questa sindrome? Per prima cosa si dovrà trattare la causa, come seconda cosa si dovrà procedere a sottoporre il paziente ad ossigenoterapia. In molti casi potrà essere sottoposto alla ventilazione di natura meccanica. Le persone che soffrono di questa sindrome vengono curate in un’unità di terapia di carattere intensivo. Nel caso in cui l’ossigeno somministrato avvalendosi di una maschera facciale non fosse sufficiente, si renderà necessario ventilare il paziente attraverso la ventilazione di natura meccanica.

Senso di pesantezza ai polmoni